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Guardando il lavoro di Volker Klein
Un titolo è sempre un'economia in attesa della sua determinazione...
(J. Derrida: "Titre (à préciser )")
Non parliamo dell'opera, ma del lavoro che scompare nell'opera annullandosi. Questo lavoro va oltre il chiacchierio del colore che ha già abbandonato qualsiasi funzione di mimesi
e sta parlando soltanto di se stesso (la rossità del rosso). Va pure oltre il valore del lavoro stesso che diventa valore lavorando, accontentandosi del riconoscimento del risultato.
Poiché neghiamo ogni funzione mimetica dell'arte odierna, troviamo Volker Klein nel mezzo del problema: come trasferire il nostro interno in 'espressione', e non più l'esterno in 'impressione'.
Così, non si parla più di un espressionismo nel senso di forza espressiva, ma di una espressività, in cui Volker Klein lascia sempre di più le coordinate dell'universo reale, come la matematica si accontenta sempre più con sempre meno numeri. A pensarci bene, non si tratta del trasferimento di una filosofia nel dipinto, ma di una ricerca puramente artistica. Ad esempio, il problema della relatività dello spazio si ritrova nella trasformazione del piano in tridimensione, che non è una semplice ombreggiatura: nei dipinti di Volker Klein qualcosa ti avvolge e diventa lo spazio da cui è emerso.
Hartmut Retzlaff |
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